Archivio annuale 2018

DiGiuliano Casale

Polizze Key Man : perché convengono e a chi ?

Dall’escapologia fiscale alla tutela dell’azienda, tutti i risvolti delle polizze sugli uomini chiave dell’azienda.

Chi è il Key Man

Il KEY MAN, o uomo chiave, è colui che ricopre un ruolo strategico all’interno dell’Azienda. Normalmente si identifica con l’Amministratore Delegato, ma può coincidere con qualunque figura professionale di spicco all’interno della struttura organizzativa dell’Azienda come, ad esempio, un “commerciale” con un portafoglio clienti particolarmente consistente o un “socio” portatore di idee vincenti.

Perché convengono le polizze 

Il contratto di assicurazione è definito dall’articolo 1882 del codice civile    “L’assicurazione è il contratto col quale l’assicuratore, verso il pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro, ovvero a pagare un capitale o una rendita [1872] al verificarsi di un evento attinente alla vita umana [1919]”

Finalità della polizza KEY MAN è quella di garantire liquidità immediata per affrontare il momento critico causato dal mancato apporto professionale dell’uomo chiave.Quando un KEY MAN viene a mancare improvvisamente o temporaneamente, l’impresa deve fronteggiare molteplici difficoltà:

• il vuoto operativo a breve termine;
• la perdita di uno specifico know-how aziendale a medio/lungo termine;
• un possibile rallentamento della produzione;
• il blocco temporaneo di decisioni importanti;
• l’empasse per i collaboratori interni ed eventualmente di clienti e fornitori;
• la ricerca di una nuova persona adatta alla sostituzione.

In questi casi l’azienda non sempre dispone di risorse sufficienti a sopperire, da un punto di vista economico, le impellenze di breve periodo, come ad esempio i costi per la sostituzione, l’impatto sul business e sulle relazioni. Inoltre, quando la perdita riguarda un socio dell’azienda o della società, il Codice Civile prevede che gli altri soci debbano liquidare la sua quota agli eredi, a meno che non si decida di sciogliere la società o di mantenerla attiva con gli eredi stessi (art. 2284 c.c.). La polizza KEY MAN si profila dunque come uno strumento atto a limitare i danni, un prodotto assicurativo dedicato proprio alle aziende che desiderano proteggere il proprio business dal rischio di perdita delle risorse chiave.

Il perché quindi è legato al trasferimento di potenziali rischi dall’azienda  alla compagnia di assicurazione.

I rischi legati al Key Man sono: Leggi tutto

DiGiuliano Casale

CERTIFICATES

Investire controllando i rischi … o amplificandoli

Un Certificates è uno strumento finanziario “derivato”(ossia del titolo il cui prezzo è basato sul valore di mercato di un altro strumento finanziario, detto sottostante )  “cartolarizzato” (processo per cui una società cede attività o passività, beni e-o debiti di privati o di crediti attraverso l’emissione di titoli obbligazionari in cui questi vengono trasformati, per poi collocarli presso il pubblico) emesso da un intermediario finanziario ( con lo scopo di aumentare la loro capacità di produrre reddito) che consente di investire su un’attività finanziaria sottostante, quale ad esempio un’azione, un indice azionario, una valuta, una materia prima o un tasso di interesse.

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DiGiuliano Casale

I RISCHI INVISIBILI PER LE AZIENDE

Sei cose da sapere per tenere al sicuro la tua impresa

Questo articolo è rivolto a voi imprenditori di successo che non avete mai incontrato, nel vostro cammino, uno di questi rischi..

altrimenti non sareste qui a leggere ma in un’aula di tribunale.  Quindi siete nel posto giusto

Vi parlerò dei sei rischi più importanti da sapere per difendere la vostra azienda, sia da fattori esogeni che da fattori endogeni che provengono da:

La lettura seguente vi consentirà di avere un quadro generale sugli argomenti

Il cammino futuro prevede incontri di approfondimento che tratteranno temi da voi richiesti mediante commenti a questo articolo.

L’obiettivo è quello di divulgare informazione e stimolare cultura finanziaria con il fine di far crescere la tua Azienda

Non avere informazioni, non fare approfondimenti, può legare il successo della tua Azienda al caso.

È per questo motivo che ho stretto rapporti di collaborazione con i migliori studi professionali, al fine di dare risposte chiare e veloci a tutte le esigenze della tua Azienda

Nel tempo con la mia attività sono riuscito a generare:

  • Incasso di crediti incagliati per 60.000.000,00€ in un anno
  • Risparmio di 27.000,00€ di tasse su conferimento immobili per costituzione impresa
  • 700.000,00€ di risparmio di costi bancari ad un mio cliente in un solo anno

Il mio lavoro consiste nell’aiutare le Aziende e le famiglie a massimizzare la loro crescita, minimizzando i costi e contenendo i rischi.

Il mio obiettivo personale invece, è quello di gestire le risorse finanziarie ed è l’unico da dove traggo i miei profitti

Veniamo ai Fattori di Rischio:

Rischio Debitori:

  • Non conoscenza della solidità del debitore
  • Ritardo negli incassi
  • Incaglio
  • Crediti vs lo Stato

Rischio Creditori :

  • Blocco delle forniture
  • PPT sui conti aziendali
  • Pignoramenti mobiliari e immobiliari
  • Istanza fallimentare

Rischio Key Man(Tecnico o amministrativo):

  • Allontanamento temporaneo o definitivo
  • Discontinuità della crescita aziendale
  • Sospensione per responsabilità professionali

Rischio Riservatezza:

  • Aggressioni informatiche
  • Fuoriuscita dipendenti
  • Rilevazione strategie aziendali

Rischio Famiglia:

Rischio Politica:

  • Modifiche in tema di salvaguardia ambientale
  • Aumento della burocrazia
  • Modifiche di imposte di donazione e successione
  • Dazi

Soluzioni:

  • Debitori : analisi preventiva del cliente (mediante misure un CRIF ad es. ), cessione dei crediti ad una società di factoring
  • Creditori : strategie di continuità produttiva (lending), autorizzazione alla cessione dei crediti, cessione dei crediti interni.
  • Key Man : ricerca di un AD esterno o interno da affiancare al Key Man, accantonamenti finanziari, polizze TCM-Sanitarie-key man- Director & Officier (D&O)
  • Riservatezza : cloud, modifiche contrattuali dei dipendenti, apertura di un rapporto fiduciario con istituto di credito solido
  • Famiglia : fondo patrimoniale, patto di famiglia, modifiche statutarie, polizze TCM e TFM
  • Politica : accantonamenti fondi rischi, programmazione successoria, passaggio generazionale
DiGiuliano Casale

Intestazione Fiduciaria

Breve descrizione del rapporto fiduciario

L’intestazione fiduciaria serve principalmente a creare uno schermo sulle reali disponibilità di uno o più beni e/o per delegare ad esperti del settore la gestione di quote aziendali, di proprietà immobiliari e di patrimoni finanziari.

Negozio fiduciario – Forma(Cass. Civ., sez. II, sentenza 27 agosto 2012, n. 14654)

Il negozio fiduciario è il negozio con il quale un soggetto (il fiduciante) trasferisce ad un altro soggetto (il fiduciario) la titolarità di un diritto, il cui esercizio viene limitato da un accordo tra le parti (pactum fiduciae) per uno scopo che il fiduciario si impegna a realizzare, ritrasferendo poi il diritto allo stesso fiduciante o ad un terzo beneficiario. La fattispecie si sostanzia in un accordo tra due soggetti, con cui il primo trasferisce (o costituisce) in capo al secondo una situazione giuridica soggettiva (reale o personale) per il conseguimento di uno scopo pratico ulteriore, ed il fiduciario, per la realizzazione di tale risultato, assume l’obbligo di utilizzare nei tempi e nei modi convenuti la situazione soggettiva, in funzione strumentale, e di porre in essere un proprio comportamento coerente e congruo. Trattandosi di fattispecie non espressamente disciplinata dalla legge, e, in mancanza di una disposizione espressa in senso contrario, il factum fiduciae non può che essere affidato al principio generale della libertà della forma.

Trattandosi di “trasferimento” da un soggetto ad un altro di un diritto, la violazione degli obblighi contrattuali sottoscritti può portare ad una richiesta risarcitoria del danno provocato dal  fiduciario verso il fiduciante. È importantissimo quindi scegliere un fiduciario solido, magari una fiduciaria bancaria, che garantisca non solo la restituzione dei beni o diritti conferiti ma anche l’eventuale danno derivante dalla gestione dei patrimoni o dei diritti. Peraltro le società che in forma esclusiva si occupano di amministrare patrimoni per conto di terzi, sono regolate da una specifica legge (23 nov. 1939 n 1966) e sono soggette alla vigilanza da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.

Per quanto attiene alla tutela del patrimonio conferito in fiduciaria, si osserva che la stessa è riferibile esclusivamente alla creazione di uno schermo nei confronti di terzi. Essendovi infatti una separazione netta tra beni della fiduciaria ed i beni del fiduciante, e rimanendo questi ultimi nel patrimonio del fiduciante stesso, qualora i creditori vengono a conoscenza del titolare effettivo dei beni conferiti, gli stessi possono essere aggrediti. Rientra quindi in quegli elementi di gestione del rischio di azienda, in particolare quando si ha la sola necessità di schermare acquisti.

Pur essendo la fiduciaria responsabile civilmente o penalmente nei casi di violazione indebita del segreto fiduciario, sono presenti delle deroghe nei casi specifici previsti dalla legge. In tali casi l’ufficiale giudiziario, autorizzato dal giudice dell’esecuzione, può ricercare eventuali consistenze patrimoniali con intestazione fiduciaria, pur rimanendo complessa l’individuazione dei patrimoni detenuti in fiduciaria nonché tempisticamente lunga la ricerca dato l’alto numero di società presenti sul territorio europeo e la sussistenza del principio del segreto fiduciario.

Un aspetto importante riveste la tipologia di amministrazione fiduciaria. Questa può essere di tipo “statico” o “Dinamico”. Nell’amministrazione di tipo statico la fiduciaria è solo un mero esecutore di disposizioni impartite dal fiduciante. Nell’amministrazione di tipo dinamico invece, la fiduciaria offre un vero e proprio servizio di gestione del patrimonio. Particolare interesse rivestono alcune banche che offrono, in forma separata, sia l’amministrazione fiduciaria statica che la gestione attiva del patrimonio per il raggiungimento degli obiettivi del fiduciante.

Il trasferimento dei patrimoni fiduciae causa può distinguersi in due tipologie: Fiducia di tipo romanistico: dove il fiduciario è investito di un potere giuridico dal punto di vista reale illimitato, sebbene circoscritto dall’obbligo sottoscritto con il pactum fiduciae; in caso di violazione dell’obbligo, il fiduciante potrà agire solo con una normale azione di risarcimento del danno; Fiducia di tipo germanistico: dove il fiduciario è sì investito di un potere giuridico di disposizione illimitato, ma lo stesso è anche risolutivamente condizionato; ogni uso contrario allo scopo convenuto determina una azione di rivendicazione, con ritorno del bene o diritto anche a danno del terzo acquirente.

In ambito fiscale l’Agenzia delle entrate tende a far valere la prevalenza della titolarità effettiva dei patrimoni rispetto a quella apparente, quindi la relativa tassazione, pur nel rispetto del principio della riservatezza del fiduciante, rimarrà in capo allo stesso per effetto della trasparenza fiscale delle società fiduciarie. Nel caso di investimenti finanziari e/o partecipazioni azionarie , il fiduciante potrà avvalersi delle comunicazioni della fiduciaria per la determinazione delle imposte sul capital gain e della corretta dichiarazione delle quote di reddito derivanti dalle partecipazioni. Nel caso invece di trasferimenti fiduciari di immobili , i risvolti fiscali sono legati alla tassazione sul cambio di intestazione (imposte ipotecarie e catastali) , alla tassazione sui redditi immobiliari (senza obbligo di menzione del riferimento per mantenere la riservatezza), alla tassazione delle plusvalenze realizzate dalla cessione ed infine alla re intestazione al fiduciante al momento della cessazione del rapporto fiduciario. L’IMU invece deve essere corrisposto dalla fiduciaria.

Il presente documento non costituisce né un’offerta di sottoscrizione né una consulenza in materia di investimenti. Il presente documento non può essere riprodotto, divulgato,
comunicato, in tutto o in parte, senza la precedente autorizzazione
DiGiuliano Casale

Le crisi finanziarie, shock rischi e opportunità

Come reagire alle crisi finanziarie

Non sempre le crisi finanziarie sono passeggere. Non sempre sono determinate da motivazioni economiche ma anche da pura speculazione. Spesso si è portati ad investire quando i mercati finanziari sono stati molto performanti. Altrettanto spesso si è portati a disinvestire quando i mercati scendono rapidamente in borsa.

Ma è il modo migliore per investire i propri risparmi… ? Nel pdf allegato troverai delle risposte utili al comportamento da seguire durante le crisi finanziarie e trasformarle in opportunità.

Non perderti i prossimi incontri dedicati alla cultura finanziaria. Contattami per sapere quando ci saranno i prossimi o iscriviti alla newsletter per avere informazioni.

Puoi leggere le slides qui sotto o scaricarle scrivendomi qui accanto→

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Crisi finanziarie

DiGiuliano Casale

Investimenti sicuri

Ogni cliente che incontro mi fa quasi sempre due domande: quanto rendono gli investimenti ? Sono sicuri ?

Oggi vorrei rispondere a queste domande con due allegati disponibili qui sotto.

Non perdere l’occasione di scaricare gratis il pdf del mio lavoro. Scrivimi compilando i campi qui accanto →

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Analisi del Rischiodef
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DiGiuliano Casale

La moneta bancaria

Può sembrare strano ma dopo quasi trenta anni di attività di consulenza, ancora oggi trovo incomprensioni sul corretto uso degli strumenti di pagamento a disposizione del correntista. E’ per questo che ho dedicato questa facile guida a tutti i lettori ed ai clienti che vogliono saperne di più.

(Aggiornamento alla nuova normativa PSD2)

Se vuoi una copia del file, compila il modulo di richiesta qui accanto →

Alla fine della lettura sarei lieto di avere un tuo commento .

La_moneta_bancaria_2018

 

DiGiuliano Casale

Responsabilità medica e tutela patrimoniale

Nell’epoca che stiamo vivendo le responsabilità ed i rischi connessi all’esercizio di un’attività di impresa o di una professione sono molteplici: coloro che sono titolari di un patrimonio nutrono, pertanto, una legittima aspettativa di vedere tale patrimonio protetto rispetto all’ipotesi che eventuali creditori possano aggredirlo.

Al fine di soddisfare tale aspettativa sono, ad oggi, disponibili diversi strumenti giuridici, ciascuno dei quali presenta caratteristiche che lo rendono preferibile rispetto agli altri a seconda delle peculiarità di ciascun caso.

L’analisi che segue è concentrata sugli strumenti di protezione patrimoniale di uso più invalso nella prassi italiana, ovvero il fondo patrimoniale, la polizza assicurativa, gli atti di destinazione ed il trust.

  1. Strumenti di protezione patrimoniale
  •  Il fondo patrimoniale

Caratteri generali

Il fondo patrimoniale è lo strumento previsto dal nostro codice civile per assicurare alla famiglia, fondata

sul matrimonio, la tutela dei beni destinati a soddisfare i bisogni della famiglia da possibili aggressioni da

parte di terzi.

  • Tale tutela si realizza tramite l’apposizione di un vincolo su taluni beni; si viene così a creare un patrimonio

destinato e separato (sia da quello comune che da quello di ciascun coniuge) soggetto ad una particolare

disciplina relativamente all’amministrazione e disposizione dei beni che ne sono oggetto.

  • Più specificamente:

– il fondo deve essere utilizzato solo per far fronte ai bisogni della famiglia legittima;

– tutti i frutti e, più in generale, le utilità tratte dai beni oggetto del fondo vanno destinati alle necessità della

famiglia;

– l’esecuzione sui beni e sui frutti del fondo non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere

stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

  • Ratio dell’istituto è quella di predisporre certe tutele a vantaggio della famiglia: il fondo patrimoniale tutela

un coniuge, e l’intera famiglia, nei confronti dell’altro coniuge che si teme possa compiere un cattivo

impiego ed una mala gestio dei beni destinati ai bisogni della famiglia o che tenti di farne un utilizzo

personale. Il fondo patrimoniale viene, infatti, descritto quale una sorta di assicurazione di un minimo vitale per la

famiglia, contro i dissesti dovuti alle iniziative (estranee alla famiglia e, quindi, per lo più di carattere

speculativo o imprenditoriale) dei coniugi, a spese dei creditori sorti a seguito di quelle iniziative medesime.

  1. Strumenti di protezione patrimoniale

Caratteri generali

La polizza assicurativa è un contratto con cui una parte (assicuratore), verso pagamento di una somma detta premio, si obbliga a pagare un capitale o una rendita ad un beneficiario al verificarsi di un evento attinente alla vita umana.

  • Sono soggetti del contratto:

il contraente: è il soggetto che firma il contratto e si impegna a onorarlo in tutti gli aspetti, primo fra tutti

quello del versamento dei premi. Può essere una persona fisica oppure una persona giuridica (un ente o

una società commerciale);

l’assicuratore: è il soggetto che incassa il premio dal contraente e si impegna a erogare la prestazione

prevista dal contratto (pagamento di un capitale o di una rendita);

l’assicurato: è il soggetto sulla cui vita è riferito il contratto e le relative clausole;

il beneficiario: è il soggetto che gode della prestazione economica quando si verifica la condizione prevista in polizza.

Contraente, assicurato e beneficiario possono essere un’unica persona (nel caso, ad esempio, di una polizza sulla propria vita ed a proprio favore) o anche due o tre persone come, ad esempio, nel caso in cui un’azienda (contraente) assicuri il decesso di un dipendente (assicurato) a beneficio della famiglia (beneficiario).

  • Tipologie

Le assicurazioni sulla vita si distinguono in:

– polizze per il caso di vita: tali polizze alla scadenza pagano al beneficiario un capitale o una pensione.

La polizza non prevede una copertura per il caso di morte dell’assicurato. Quindi, se questo evento dovesse   verificarsi nel periodo in cui è in vigore la polizza, agli eredi andrebbe il cumulo dei premi versati   rivalutati secondo il rendimento della gestione assicurativa;

polizze per il caso di morte: tali polizze garantiscono, in caso di decesso dell’assicurato, il pagamento di un capitale al beneficiario indicato. Esse non prevedono prestazioni nel caso in cui l’assicurato sia ancora in vita al termine del contratto. Sono utili per tutelare economicamente i beneficiari in caso di morte prematura. Si adattano molto bene alle esigenze della propria pianificazione perché permettono, con cifre non eccessive, di assicurare un capitale abbastanza elevato ai beneficiari e di modificarlo quando se ne presenta la necessità;

polizze miste: tali polizze erogano la prestazione sia in caso di morte sia in caso di vita dell’assicurato: il capitale viene sempre corrisposto ai beneficiari indicati in polizza; nel caso in cui l’assicurato sia ancora in vita alla scadenza del contratto il capitale può essere erogato in forma di rendita vitalizia.

  • Oggetto e finalità

È valida e frequente l’assicurazione sulla vita a favore di un terzo: le parti stabiliscono che, alla morte dell’assicurato, l’indennità sia attribuita ad un terzo (beneficiario), designato dalla persona che contrae l’assicurazione. La designazione del beneficiario può essere fatta anche per testamento.

Le polizze tradizionali usualmente hanno ad oggetto esclusivamente liquidità; esistono, però, da alcuni anni sul mercato anche polizze di altro tipo, strutturate prevalentemente da compagnie assicurative estere, che prevedono la possibilità di conferimento di beni diversi (immobili, partecipazioni societarie) e aventi carattere, più che previdenziale, finanziario.

La polizza vita può avere finalità di protezione, risparmio, investimento, previdenza. È attualmente uno strumento molto utilizzato prevalentemente per due ragioni: le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario sono impignorabili ed insequestrabili e su di esse il beneficiario non paga alcuna imposta al momento dell’attribuzione.

  1. Strumenti di protezione patrimoniale
  • Gli atti di destinazione
  • Caratteri generali

Gli atti di destinazione, introdotti nel nostro ordinamento nel 2006 con l’articolo 2645-ter c.c., sono atti con cui un soggetto (denominato “conferente”) costituisce su taluni beni un vincolo finalizzato per un certo periodo di tempo a realizzare interessi meritevoli di tutela riferibili a persone con disabilità, a pubbliche amministrazioni, o ad altri enti o persone fisiche meritevoli di tutela.

In virtù del vincolo di destinazione impresso e della trascrizione dello stesso nei pubblici registri immobiliari, i beni oggetto dell’atto di destinazione, pur restando di proprietà del conferente o del terzo cui questo li trasferisce con l’atto stesso, vengono ad assumere, per la durata stabilita, la connotazione di massa patrimoniale distinta e separata rispetto alla restante parte del loro patrimonio.

  • Oggetto e finalità

Ne consegue che i beni vincolati e i frutti da essi prodotti restano esclusi dal principio della responsabilità patrimoniale generica ed aggredibili solo ed esclusivamente per debiti contratti per la realizzazione della finalità.

A tale vantaggio corrisponde la limitazione dell’utilizzo dei beni vincolati e dei loro frutti esclusivamente per la realizzazione degli scopi indicati nell’atto di destinazione.

La legge dispone che possono essere oggetto di atto di destinazione esclusivamente beni immobili o beni mobili iscritti in pubblici registri.

Sono previsti, altresì, anche limiti di durata (non potendo il vincolo perdurare oltre novanta anni o la durata della vita della persona fisica beneficiaria) e l’obbligo di utilizzo della forma pubblica per la validità dell’atto.

  1. Strumenti di protezione patrimoniale

L’inquadramento giuridico e fiscale del trust

Il trust è uno dei più importanti istituti del sistema giuridico inglese ed il suo utilizzo è sempre più diffuso per la risoluzione di problematiche che spaziano dalla tutela di patrimoni al passaggio generazionale di beni e aziende familiari fino ad arrivare all’assistenza di soggetti deboli ed alla realizzazione di finalità benefiche.

In Italia l’istituto trova legittimazione giuridica a seguito dell’adesione del nostro Paese alla Convenzione de L’Aja del 1° luglio 1985, resa esecutiva ed in vigore dal 1° gennaio 1992. Da allora sono ormai numerose le pronunce della giurisprudenza italiana che riconoscono gli effetti del trust.

Il nostro legislatore fiscale, a sua volta, con la legge Finanziaria del 2007 e con alcune circolari dell’Agenzia delle Entrate, prima fra tutte la n. 48/E del 6 agosto 2007, ha regolamentato con sufficiente chiarezza gli aspetti fiscali e tributari dell’istituto, riconoscendone così, indirettamente, la legittimità di utilizzo in Italia.

  • Il trust

Cosa è un trust?

La struttura tipica di un trust prevede che un soggetto, denominato disponente, trasferisca beni di sua proprietà ad un affidatario, denominato trustee, affinché quest’ultimo li amministri e li gestisca, in maniera autonoma e dinamica, nell’interesse di uno o più beneficiari o per il raggiungimento di uno scopo.

Quando il disponente trasferisce al trustee i beni che intende segregare in trust ne perde la proprietà a favore del trustee, che diventa a tutti gli effetti il vero proprietario di questi beni. Il trustee è, tuttavia, un proprietario fiduciario e, pertanto, deve impiegare quanto gli viene trasferito esclusivamente secondo le disposizioni dell’atto istitutivo di trust.

È, inoltre, possibile prevedere all’interno dell’atto istitutivo di trust la nomina di un soggetto, il cosiddetto guardiano, al quale viene affidato il ruolo di supervisore dell’operato del trustee.

  • Che cosa può essere oggetto di un trust?

Al trustee possono essere trasferiti tutti i beni facenti parte del patrimonio familiare e aziendale di un soggetto; possono entrare in un trust, ad es., titoli di credito, conti bancari e somme di denaro, azioni di aziende di famiglia, quote di società immobiliari, preziosi ed opere d’arte, quote di fondi comuni di investimento, azioni quotate in Italia o all’Estero, immobili.

In un trust possono entrare sia la piena proprietà sia la nuda proprietà di un bene.

Le modalità di trasferimento al trustee dipenderanno dalle caratteristiche dei diversi beni, il che richiede una valutazione attenta e particolareggiata di ogni singola situazione.

  • Quali sono i vantaggi di un trust?

I principali vantaggi derivanti dal ricorso ad un trust sono:

la segregazione patrimoniale: il patrimonio del trust risulta separato rispetto a quello personale del disponente, del trustee e dei beneficiari. La conseguenza più importante di un simile stato di fatto è che qualunque vicenda personale e patrimoniale possa colpire queste figure non travolge mai i beni segregati in trust (d’ora innanzi convenzionalmente definiti “fondo in trust”);

l’unitarietà e la continuità di gestione di un patrimonio: il trustee, essendo l’unico proprietario del fondo in trust,     può assicurare una gestione unitaria e continua nel tempo dello stesso, in conformità agli scopi e nel rispetto dei limiti individuati dal disponente nell’atto istitutivo di trust;

l’ultrattività: attraverso il trust il disponente può perseguire determinate finalità il cui orizzonte temporale di realizzazione è svincolato dalla sua esistenza in vita, attribuendo così certezza all’attuazione degli scopi che potrebbe, invece, essere frustrata dalla sua morte e che, quindi, non sono raggiungibili attraverso gli istituti giuridici tradizionali;

la garanzia di riservatezza: poiché il trust determina l’insorgenza di una nuova situazione proprietaria in capo ad un soggetto (il trustee) diverso dal disponente, si può ricorrere al suo utilizzo qualora si vogliano compiere determinate operazioni in piena riservatezza.

Strumenti di protezione patrimoniale

Confronti

Trust e fondo patrimoniale

Affinità:

  • entrambi gli istituti assicurano la protezione del patrimonio.

Differenze:

  • mentre un trust può essere istituito da qualsiasi soggetto, il fondo patrimoniale presuppone una famiglia legittima.   Ne consegue che una coppia di fatto non può utilizzare il fondo patrimoniale. Analogo discorso vale per i casi in cui i soggetti da tutelare non facciano parte della famiglia nucleare (ovvero i due coniugi e i figli legittimi). Sono inoltre dubbi gli effetti che la separazione ha sulla vita del fondo, mentre il divorzio ne comporta automaticamente la cessazione;
  • i beni destinabili al fondo patrimoniale sono circoscritti alle fattispecie di cui all’art. 167 c.c. (beni immobili, mobili registrati e titoli di credito vincolati rendendoli nominativi); nel trust può essere conferita una qualsiasi altra posizione soggettiva (denaro, beni mobili, quote sociali non azionarie, altri strumenti finanziari, etc.);
  • la finalità perseguita con il fondo patrimoniale è esclusivamente la protezione dei beni ivi conferiti; con il trust sono realizzabili anche altri scopi quali ad esempio la realizzazione del passaggio generazionale, la tutela di soggetti deboli, il mantenimento dell’unitarietà di un bene, etc.;
  • il vincolo di destinazione del fondo è piuttosto labile rispetto a quello realizzato tramite l’istituzione di un trust, specie se consideriamo gli indirizzi giurisprudenziali inclini ad ammettere lo scioglimento consensuale del fondo e l’ampia derogabilità delle regole sull’alienazione dei beni (ad es. il principio di inalienabilità di cui all’art. 169 c.c. se non con il consenso unanime dei coniugi e l’autorizzazione del giudice tutelare in presenza di figli minori è agevolmente eluso). Senza contare poi che i creditori, sebbene limitatamente a obbligazioni assunte per i bisogni della famiglia, possono soddisfarsi sui beni ed i frutti del fondo, di conseguenza l’effetto segregativo non è totale;
  • il fondo patrimoniale, a differenza del trust, assicura l’effetto segregativo a tempo determinato e senza alcun effetto di passaggio generazionale dei beni: i beni costituenti il fondo ritornano, infatti, ai conferenti al momento di cessazione del vincolo;
  • nel fondo patrimoniale l’amministrazione dei beni resta ai coniugi, nel trust, invece, è affidata ad un terzo, il trustee, e questo consente di assicurare unitarietà di gestione dei beni anche in caso di disaccordo tra i coniugi.

Trust e polizza assicurativa

Affinità:

  • sia con il trust che tramite la sottoscrizione di una polizza il contraente si spoglia in modo definitivo della disponibilità di parte o di tutti i suoi beni;
  • al pari del trust, nella polizza i beni conferiti sono protetti da qualsiasi vicenda che riguardi il contraente o il beneficiario e le somme dovute dall’assicuratore sono impignorabili ed insequestrabili;
  • entrambi gli strumenti assicurano piena riservatezza verso terzi in merito ai beneficiari del patrimonio;
  • entrambi gli strumenti assicurano la possibilità di designare in un momento successivo (anche tramite disposizione testamentaria) i beneficiari e di revocarli.

Differenze:

  • la polizza nella generalità dei casi richiede un patrimonio liquido o da rendere tale; nel trust è possibile, invece, segregare qualsiasi bene;
  • i beneficiari della polizza non hanno alcun vincolo di destinazione sulle somme incassate e possono disporne liberamente; chi ha stipulato l’assicurazione non ha, pertanto, alcuna certezza che l’impiego in concreto realizzato sia quello che egli avrebbe voluto. Nel trust, invece, il disponente può delineare a monte ogni aspetto relativo all’utilizzo e alla destinazione finale dei beni costituenti il fondo in trust, subordinando, altresì, l’attribuzione di taluni benefici anche al verificarsi di determinate condizioni (ad   esempio: mio figlio sarà beneficiario di euro 100.000,00 se prenderà una laurea con il massimo dei voti) o al sopravvenire di un certo termine (ad esempio: mio figlio sarà beneficiario di euro 100.000,00   quando compirà il diciottesimo anno di età);
  • in caso di estinzione anticipata della polizza nella maggior parte dei casi vi sono delle penali da pagare, così come in caso di richiesta di rimborso parziale; questo non accade mai nel trust;
  • se il beneficiario della polizza accetta, non è più possibile variare il contratto; il trust, invece, è atto unilaterale del disponente e, di conseguenza, non richiede o contempla alcuna possibilità di accettazione da parte di terzi;
  • la scadenza della polizza fa venir meno l’effetto segregativo; di conseguenza, se il beneficiario della polizza ha dei creditori essi possono aggredire quella liquidità. Nel trust, è, invece, possibile prevenire tale eventualità tramite clausole ad hoc;
  • è dubbio che l’impignorabilità e l’insequestrabilità prevista dalla legge in relazione alle somme dovute dall’assicuratore si estenda alle polizze finanziarie, ritenendosi limitata a quanto corrisposto esclusivamente in relazione a polizze previdenziali.

Trust e atti di destinazione

Affinità:

  • al pari dei beni segregati in trust anche i beni su cui il conferente imprime un vincolo di destinazione sono separati dal patrimonio del conferente e dei beneficiari ed insensibili alle vicende che riguardano tali soggetti;
  • al pari del trust anche negli atti di destinazione il trasferimento dei beni può avvenire per atto tra vivi o per testamento.

Differenze:

  • negli atti di destinazione il vincolo ha una durata limitata; il trust può, invece, avere una durata     illimitata se questo è conforme e funzionale allo scopo perseguito dal disponente ed ammesso dalla legge regolatrice straniera chiamata a disciplinare il rapporto;
  • gli atti di destinazione riguardano solo beni immobili o mobili iscritti in pubblici registri; nel trust può essere segregato qualsiasi bene facente parte del patrimonio di un soggetto;
  • negli atti di destinazione è necessario che vi sia sempre un beneficiario, individuato o individuabile; il trust può essere anche senza beneficiarî (basti pensare ai trust di scopo);
  • gli atti di destinazione richiedono una forma solenne, nel trust l’atto pubblico è necessario solo se si trasferiscono determinate tipologie di beni;
  • nel trust si realizza una vera e propria segregazione nel patrimonio del trustee, mentre con l’atto di destinazione si ottiene una separazione solo unilaterale;
  • il vincolo apposto con l’atto di destinazione è un vincolo statico e si può utilizzare solo quando non vi sia un programma destinatario attivo e dinamico da realizzare; nel trust, invece, elemento centrale è il programma, ovvero l’attività necessaria per realizzare la finalità; il profilo dinamico ed attivo della     destinazione. Inoltre, il conferente che appone il vincolo non ha certezza che la finalità che vuole perseguire proprio attraverso l’apposizione del vincolo venga attuata, in quanto la norma non regolamenta le varie vicende che possono incidere sulla realizzazione della finalità (come ad esempio la propria morte o incapacità). Ne consegue che se il conferente vuole realizzare con sicurezza la finalità, deve necessariamente affidarne il perseguimento ad un terzo (o subito o in seguito alla propria morte o incapacità) e disporre per quando il vincolo sarà cessato, dettagliando in maniera specifica anche una serie di regole che disciplinino la successione del terzo e, quindi, il passaggio al nuovo affidatario.
Il presente documento non costituisce né un’offerta di sottoscrizione né una consulenza in materia di investimenti. Il presente documento non può essere riprodotto, divulgato,
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DiGiuliano Casale

Come scegliere un consulente finanziario

Con la riforma della normativa sulla consulenza ( D.lgs. 3 agosto 2017 n. 129 ) , i soggetti incaricati sono ormai tanti tra bancari, dipendenti postali, consulenti finanziari, private banker, family officer, consulenti indipendenti ma anche analisti finanziari e commercialisti. Non tutti però hanno le stesse competenze e la stessa solidità economica per garantire la clientela da rischi e fornire la più ampia e trasparente informativa. Nasce quindi l’esigenza di chiedersi quali siano le domande da porsi per valutare il professionista o l’impiegato che meriti la nostra fiducia.

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